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Mar. 5th, 2012

Oh quanto tempo, persone e panzerottini meravigliosi. Scrivo poco, sì – da narciso digitale utilizzo sfilza di ammennicoli social che saziano la voglia di comunicazione in Rete.
Bentornati. Oggi abbiamo nuova grafica, e due post mancanti. Della prima mi delizio, riassume il mio penchant per l'essenziale e la teatralità. Dei post mi rincresco, li ho cancellati per accidia – fondamentalmente non volevo che cazzi miei rimanessero non aggiornati e non avevo tempo e voglia di aggiornare. L'accidia è invero cuscino sotto cui nascondere vilmente la testolina, e io non voglio mondi ovattati. Intendiamoci, ne comprendo necessità, la trovo risibile e mi sforzo di compatirla, ma personalmente non voglio cuscini – perlomeno non sopra la testa, ché ai cuscini amo stare sopra.
È un bel periodo. Lo definirei “rinascimentale”, forse, non conoscessi abbastanza il Rinascimento da ridicolizzarne il cliché. È periodo che sarebbe potuto essere negativo e invece, per reazione, è molto positivo: ha socialità, passione e ferma dedizione a studio, lavoro e creatività. Così, affronto bene anche il mio paio di responsabilità serie.
Dico a volte che ho sete di conoscenza – artistica, culturale, di sensazioni – e di persone. Assaporo musica, viaggi e arte, nozioni, cibi e cose nerd con curiosità e piacere: più approfondisco, più non so abbastanza e approfondisco. Quest'uroboro può essere demotivante-vizioso o motivante-virtuoso, e ho vissuto tutti e due i casi. Aggiustati gli ingranaggi, forse ora funziona bene perché non è sete cieca, bensì un assaporare bicchiere di buon vino, con gusto e leggerezza.
Adotto lo stesso criterio con le amicizie e con me stessa. Adoro la socialità e il benessere condiviso che questa comporta. E amo conoscere me, guardarmi come allo specchio, in tutti quelli che considero pregi e difetti estetici e interiori. “Conosci te stesso” è frase becera ma essenziale, per migliorarsi sempre. Sapere quali sono punti di debolezza e di forza inoltre ti evita disavventure: compiti troppo complessi o 4dummies; comportamenti piccoli e meschini, senza classe; indossare abito che ti calza male.
By the way, mi conosco bene, non per vanto ma perché scelgo ogni giorno di non mentire a me stessa. Tant'è che non capisco perché, se non celo nessuna verità, anche dura, a me dovrei ovattarla o falsificarla per venire incontro alla sensibilità altrui. "Cruel to be kind" is the way, Shakespeare insegna e conferma. E più mi conosco più diventa difficile che altri riescano a stupirmi descrivendomi (e mi piace quando succede, e ho almeno due amicizie che sanno farlo), come diventa sempre più difficile offendermi. D'altronde, quando dicono che sono una stronza egoista rispondo che è vero, e aggiungo che sono egoista in proporzione eguale a quanto sono generosa. Quando mi si dà della cretina vanesia faccio spallucce, ho indubbiamente un lato molto vanesio – e non lo giudico neanche negativamente. A volte mi si dà della "snob", del resto invito a continuare a pensarlo: non lo sono, ma chi lo pensa smetterebbe di crederlo? Un bel "percezione" e "sticazzi". Più spesso mi si dice che "non ho cuore", e tocca spiegare che ce l'ho, che non è nero, non è di pietra, ché le pietre si rompono, ma muscolo pulsante piazzato nel mio petto, sotto la I di reggiseno. Quando poi mi si dà della "cinica" rido, ho smesso, d'un cinismo distruttivo restano l'ombra e, suppongo, posa e umorismo.
Mi rendo conto che quando scrivo sembro una persona seria, che si prende sul serio, tipo inserite-esempi – l'ora è tarda e non me ne vengono accattivanti – ma non lo sono. Dite grazie a Bulgakov e Dostoevskij, iniziare dalle scuole medie a divorare mattoni classici lascia comunque dei segnetti. Un “grazie” ironico, panzerottini. Accludetene uno vero, però, che niente ha a che vedere con me, ovviamente, ma riguarda il loro contributo magistrale a comprensione e descrizione della natura umana. A.k.a da leggere per guardarsi dentro.

Bene, ora cose più interessanti. Sto leggendo Un luogo incerto di Fred Vargas. Com'è? C'è da dire che adoro la Vargas e la sua prosa, nonostante sia francese. Paleontologa e medievista, giallista, per farla breve, fa ottimi romanzi gialli e adotta stile e trame puliti, personaggi sfaccettati e prospettiva "un delitto è sempre semplice". Questo Un luogo incerto mischia il giallo con la tradizione gotica del vampirismo che non glittera, scelta azzardata ma che premia la Vargas per una certa originalità. La trama è a tratti macchinosa ma, se cercate un buon noir, questo lo è.

Aug. 15th, 2011

Rientro in casa dopo un girovagare in Italia. Dopo averla percorsa tutta, dal suo nord fino alla sua punta più a sud, e ritorno; dopo tre settimane di rigenerazione. Il mio breve e intenso Grand Tour romantico è giunto in Calabria, è risalito fino a Roma – salutando, tra i molti, Byron, Shelley e l'amato Keats – ed è culminato tra lago e montagne lecchesi in vero soggiorno shelleyano.

Ho macinato chilometri di treno e paesaggi. Chilometri figurati d'acqua, di buon cibo, di musica, di birra, grog e rum e vini tutti. Di pagine di racconti e di passeggiate tra lungomare e paesini arroccati. Ho incontrato persone d'ogni luogo con cui ho girovagato per la città eterna, ballando, ridendo e visitando; e ho approfondito rapporti con meravigliose persone che ho la fortuna di conoscere – fortuna che amo avere e di cui mi compiaccio. Ho scattato 3,75gb di fotografie (+, in sharing, altre 530 foto del solo soggiorno shelleyano). Ho leggera abbronzatura, muscoli allenati e addominali che dolgono – ah, il troppo camminare, il troppo ridere e il troppo ♥.
Amo tutto questo e amo queste meravigliose persone. Pacatamente, gravemente (oh, mio Genet di Notre-Dame des Fleurs), intensamente.

Conosci un inferno solo quando ci sei dentro, dicono. Lo conosci ancora meglio quando ne vieni fuori.
Guardi indietro, e ridi. Cammini avanti, con sorriso stampato sulle labbra – attento e rilassato, consapevole e inconsapevole, curioso.

Jul. 5th, 2011

Autocelebrazione del mio ritorno a scrivere ameno e catartico.

"Lo sputafuoco si attaccò alla brocca come se la sua vita ne dipendesse. L'acqua fresca gli bagnò il viso e gli bruciò la gola, secca da sentirla trafitta da aghi. Dopo lo spettacolo aveva talmente voglia di abbandonare il calore delle fiamme, di sciacquare la bocca e sputare il sapore del liquido infiammabile che, nelle prime dieci, dodici sorsate, neanche si sarebbe accorto di bere cherosene. Ma quella che beveva era acqua – acqua bollita e lasciata freddare, e a porgerla era stata Clelia".

Jul. 4th, 2011

"Der Vogel kämpft sich aus dem Ei. Das Ei ist die Welt. Wer geboren werden will, muß eine Welt zerstören. Der Vogel fliegt zu Gott. Der Gott heißt Abraxas".

Demian, Hermann Hesse

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Jun. 27th, 2011

Questa mattina mi sono svegliata con voglia di latte-e-orzata, e sono ore che ne preparo e bevo. Ora, mai rinnegherò la caffeina, ma scopro che mi piace e mi fa stare bene assaporare la dolcezza di latte-e-orzata.

Una scoperta di carattere più ampio, una voglia che percepisco e che respiro in me da qualche mese a questa parte. Ho voglia di dolcezza, e di quella parola che non riesco a pronunciare – ma verrà il tempo; voglia di dolcezza così bella e intensa che faccia ancora breccia e, finalmente, espugni la mia fottuta roccaforte di fottuto cinismo.

Bevo latte-e-orzata, poso il bicchiere vuoto e sorrido, più leggera, dopo averlo ammesso a me stessa e alla Rete.

Jun. 22nd, 2011

Passo ore di una insonnia notturna chattando con il caro A.

Argomenti: cazzate intellettualoidi e sentimenti.

Sorrido quando A. sfoga l'amletico dubbio “le scrivo o non le scrivo... non mi scrive: non mi vuole parlare o sarà occupata?” riguardo la persona che gli piace. Sorrido al dubbio infinitamente umano e infinitamente quindicenne – mi rendo conto, finally, di quanto il dubbio sia fottutamente umano e fottutamente quindicenne, e di quanto, nei mesi scorsi, a tratti, sia stato mio; sorrido di un tenero smile e in combo mi ci scaglio contro. E vinco il suo stra-maledetto dubbio con l'interpretazione. Oh Hermeneutikè.

Occupata? Possibile. Come sono possibili mille altre ragioni. Ma lei ti piace, cazzo. E che ti piaccia è, ah, un potenziale (grazie [info]diosbios, per questa e mille altre illuminazioni). E, d'altronde, rifletti: sono le due di notte ed è online, su Facebook, in linea. Possibile pure che si stia occupando di astrofisica spaziale (sì, ne conosco almeno due) – ma, se pure la tua bella se ne stesse occupando, te lo direbbe e posporreste il vostro tubare. Possibilità infinite, ragioni infinite. Magari sono le stesse che hai tu, attanagliato da dubbi. Chiedigliele. Forse, mio collega ostetrico di pensieri, devi semplicemente provarci, reagire e scriverle.

In una vita precedente, quando gli uomini credevano a dèi e non al Nobel per la Scienza, dovevo essere un po' Eros, oltre che Hermes.

Jun. 20th, 2011

Rifletto sull'abilità di simulare simpatia con il prossimo che poco aggrada e, più in generale, sul mentire. Abilità, in taluni casi arte, in cui non ho mai eccelso e che sopperisco con democratica, onesta ma fredda cortesia.

Amo quando mi si permette di fanculizzarla. Quanto amo chi me lo permette e a sua volta ama fanculizzarla – per una meno democratica, meno fredda e, talvolta, meno cortese ma più onesta profondità nei rapporti.

Rifletto su persone (alas, la gente generalizza troppo). Sull'abitudine alla dissimulazione con chi non aggrada, con chi aggrada e, dannazione, persino con se stessi.

Rifletto e, eccheccazzo, di tanto in tanto fa male.

Jun. 15th, 2011

Percepisco, da lontano, una persona cara e il suo dissolversi e incarognirsi nella malattia.
Taccio in rispettoso silenzio, sospiro di un metaforico sospiro.

Percepisco, da vicino, un'altra persona cara. Carissima. Percepisco la sua presenza, il suo artigliare la vita e goderne, sbranandola morso dopo morso, strappo dopo strappo, nella malattia; nel dolore infame e silenzioso, irrimediabile e straziante – e nobile e dignitoso. Nobiltà d'animo e dignità, cazzo, quella vera.

Taccio, ancora, e penso all'inutilità di ogni quisquilia, di ogni stronzata cui la gente, io in pole, dà peso; penso all'universo delle piccolezza umane e, faticosamente, sorrido.

Jun. 14th, 2011

Noto piccole rivoluzioni nel mio look, quando (quando?) arrivano estate e sole. Non nei colori, non nell'assenza di fantasie e stampe; è un passaggio da accessori in argento a quelli in ottone e rame; è un passaggio da una vaga essenzialità di leggings e stivali, androgini e fascianti, a una vaga spensieratezza di sandali e vestitini. Provo piacere nel vestirmi, come fosse un gioco con me stessa – un cazzo di gioco artistoide e intellettualoide tra il me principe e il me principessa – forse perché ritengo che le coperte debbano coprire, mentre i vestiti debbano vestire.

Come Murphy vuole, però, il primo giorno di sole dopo settimane torrenziali è quello in cui rimango in casa. Studiare studiare studiare. E ho messo ordine sulla scrivania; acceso netbook, preparato cancelleria e tre pile di appunti; preparato un Earl Grey – niente caffè, oggi, per lieve senso di nausea.

In loop, Written In The Stars di Tinie Tempah feat. Eric Turner, canzone di critica sociale che ho conosciuto qualche giorno fa (grazie Facebook e grazie B.) ed entrata subito in playlist. Canzone languida e incazzata, con Tinie Tempah dal bel tono di voce ed Eric Turner che ha del Trent Reznor.

Niente caffè: sopravviverò?

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Jun. 11th, 2011

Grazie, giugno di pioggia. Perché mi dai l’atmosfera. Perché mi regali serate estive così da pub, tra birra artigianale e corpi, e risate e vociare di umanità; tra l'umidità del legno vecchio e i vetri appannati; tra il caldo dentro, e il freddo fuori. Potrei mai desiderare di meglio, per brainstormare e progettare un racconto in compagnia della cara, carissima A.? 

Il racconto, già: il racconto che prende corpo ogni giorno di più; nei personaggi, nella complessità della trama; e prende spazio, tanto spazio.

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